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Seguendo un criterio cronologico, incontriamo, poco lontano dal paese, il Dolmen Placa in contrada San Biagio e la Specchia dei Mori (Segla u demonìu in griko, il dialetto greco) verso Martano. Nell' area una volta al limite di un esteso bosco di lecci, fonte di sostentamento per gran parte degli abitanti, soprattutto craunari (carbonai), incontriamo la chiesetta semiipogea di San Biagio con un affresco settecentesco. È probabilmente una sovrapposizione recente, in un insediamento che risale al Mille, al centro di un'area archeologica che mostra frequentazioni dal II al XV secolo d.C.. In un'altra chiesetta nei pressi, dedicata a San Vito, al centro della navata è infisso un masso forato, sopravvivenza di un rito pagano, propiziatorio della fertilità: della terra, delle madri, delle piante, degli animali. È un rito che, con le stesse modalità, si svolgeva a Bologna dov'è l'attuale chiesa di S.Stefano, a Seres (Macedonia), a Cefalonia, a Tokio e presso parecchie civiltà precristiane. Nella campagna si incontrano molti furni o pagghiari, caratteristiche costruzioni a secco troncoconiche e troncopiramidali, ed i resti di un insediamento medievale (tombe, fosse frumentarie, grotte, tracciati viarii).
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